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I Prodotti Km 0

Ho deciso di sviluppare questo argomento visto che da alcuni anni ho scoperto l’importanza di mangiare prodotti sani e di qualità. A volte ci dimentichiamo che il nostro corpo è una macchina, e se mettiamo il “carburante sbagliato” non riusciamo a farla funzionare bene.
Mangiare bene vuol dire vivere bene, e il miglior modo per farlo è ricercare prodotti di qualità. Come possono i consumatori avere garanzie in proposito?
La grande distribuzione, pur dando informazioni sulla tracciabilità dei prodotto, non sempre ci garantisce la sua effettiva qualità. L’unica garanzia sembra quindi essere data dal tornare ad un rapporto più diretto e quasi personale con i produttori. Acquistando le verdure in cascina,  chiunque può vedere l’intero ciclo del cibo… come si usa dire: “dalla terra alla tavola”.
In questa pagina ho voluto affrontare il tema dei prodotti a km zero, le numerose iniziative che sono sorte soprattutto con l’aiuto del promotore numero 1: “slow food”, e in particolare di Carlo Petrini, il fondatore nonché presidente dell’associazione.
Nella mia ricerca ho dapprima cercato di trovare definizioni per la produzione a km 0, le varie implicazioni e i criteri che li determinano.
Attraverso il materiale trovato nel Web , le interviste, la consultazione di materiali cartaceo (testi e articoli di giornale sull’argomento) ho potuto constatare quanto questo mondo sia ricco di spunti di riflessione e  ho analizzato le diverse sfaccettature che questo tipo di produzione offre al consumatore: dalla vendita diretta in cascina, alle milk machine per una distribuzione capillare del latte fresco in città, ai punti vendita gestiti direttamente dai produttori in località diverse dal luogo di produzione, ai farmers’ market e all’interesse che la grande distribuzione, seguendo le richieste del mercato, sta ora finalmente attribuendo a questo tipo di prodotti.
C’è anche un altro motivo per cui mi sono inspirata a questa ricerca… in futuro mi piacerebbe riuscire ad entrare nell’università di Pollenzo, l’università di gastronomia unica nel suo genere che accoglie allievi di tutte le nazionalità.
Un mondo diverso da quello che di solito si conosce, un mondo in cui le parole d’ordine sono qualità e salute.
Un giorno vorrei essere io a poter offrire la qualità del nostro territorio a chi magari non ha mai avuto il piacere di farsi incantare dalle meraviglie gustative dell’ Italia e in particolare del Piemonte.

COSA SONO I PRODOTTI A KM 0 ?

I prodotti a km 0 sono cibi locali, prodotti e venduti direttamente dalle aziende agricole. Sono quei prodotti che sostengono un’ agricoltura locale, a misura d’uomo, e che utilizzano antiche e storiche varietà e razze. Sono quei prodotti che portano più sapore, più soddisfazione al palato e allo spirito.
I cibi a km 0 aboliscono i mille passaggi che fanno i prodotti prima di arrivare sulla tavola del consumatore, eliminano  le scritte “ prodotto nello stabilimento di…  leggere il codice sul tappo, ecc…” Ed eliminano quei processi che “demoliscono” il prodotto naturale.
I prodotti venduti in azienda direttamente al consumatore contribuiscono a migliorare il nostro pianeta. Per colpa dei passaggi, e dei conseguenti trasporti che un cibo deve subire prima di arrivare sulla tavola, si amplificano le emissioni di CO2 nell’ambiente causate dai lunghi percorsi fatti con i mezzi di trasporto con le conseguenze ormai tristemente note di riscaldamento globale e conseguenti cambiamenti climatici.
Si pensi che l’85% delle merci totali non è collocato in magazzini, negozi o fabbriche ma è in movimento su navi, aerei, treni o autocarri.  Perciò non c’è da stupirsi se il costo di una merce o di un alimento sia costituito, per una parte rilevante, proprio dai costi di questo continuo spostamento.
In Italia l’86 per cento delle merci viaggi su strada con elevati sprechi di petrolio ed emissioni inquinanti anche per effetto della progressiva crescita di cibi importati dall’estero sulle tavole a  seguito della globalizzazione e destagionalizzazione dei consumi.
La Coldiretti ha analizzato l’impatto ecologico del consumo di cibi provenienti da altri continenti e i risultati sono preoccupanti. Per giungere sulle tavole italiane:
il vino australiano deve percorre oltre 16mila chilometri con un consumo di 9,4 chili di petrolio e l’emissione di 29,3 chili di anidride carbonica
le prugne dal Cile devono volare 12mila chilometri con un consumo di 7,1 kg di petrolio che libera 22 chili di anidride carbonica
la carne argentina viaggia per 11mila km bruciando 6,7 chili di petrolio e liberando 20,8 chili di anidride carbonica attraverso il trasporto con mezzi aerei.
“Il consumatore deve essere al centro dell’attenzione per creare un dialogo che deve essere costantemente perseguito e continuamente aggiornato: l’informazione deve infatti arrivare in modo semplice, corretto e deve essere mirato”sostiene Riccardo Chiabrando, presidente della federazione provinciale Coldiretti di Torino, “la prima regola per essere in forma e in buona salute è quella di mangiare in modo sano ed equilibrato e portare sulla tavola alimenti freschi, quindi di stagione, e di qualità. Principi basilari per vivere meglio e per prevenire gravi malattie.
Decisamente fondamentali sono gli alimenti come il pane, la pasta, la carne e il riso ai quali è necessario abbinare frutta e verdura purché sia di stagione e di qualità.”

Ed e’ questo il principio dei km zero.

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