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Farmers Market

Non tutti gli agricoltori possono permettersi di aprire un proprio punto vendita. Malgrado ciò,  i loro prodotti riescono a raggiungere i consumatori di città. Quello che era chiamato in dialetto “’l marcà d’le cavagne”, e più elegantemente oggi definito “farmers’ market”, ha da sempre portato i prodotti appena raccolti dalla campagna alle tavole cittadine.

Nei piccoli centri è sopravvissuto nel tempo e la spesa al “mercato delle donne” era ed è tuttora un rito settimanale, in taluni casi quotidiano, che le grandi catene della distribuzione hanno scalfito solo in parte. Nei piccoli centri il mercato è ancora luogo d’incontro, oltre che di acquisto di prodotti locali.

Nelle grandi città, dove il supermercato o i mercati rionali con prodotti dei Mercati Generali provenienti da tutta Italia e dall’estero rappresentano quasi l’unico modo di approvvigionamento di prodotti orto-frutticoli, si stanno imponendo con un discreto successo  i Farmers’ Market o Farmers Market ( letteralmente “mercati dei contadini” o “mercati contadini”).

Sono mercati, generalmente svolti all’aperto e a cadenza mensile, dove i produttori agricoli effettuano la vendita diretta delle proprie produzioni.
Questi mercati si sono rapidamente diffusi negli ultimi anni a livello nazionale, seguendo una tendenza già in atto in molti altri Paesi occidentali, in Europa e ancor prima negli Stati Uniti. Insieme ad altre esperienze di vendita diretta, gestite in forma individuale o collettiva, essi si inseriscono in quel quadro di iniziative definite nel nostro Paese comunemente con il termine “filiera corta”, ma conosciute anche come “circuiti brevi di produzione-consumo” o come “network ( o sistemi) agroalimentari alternativi”.

Ciò che accomuna gran parte di queste iniziative è proprio questo: la creazione di alternative alle  modalità organizzative del sistema agro-alimentare dominante,  orientato verso una standardizzazione e una de-territorializzazione dei processi produttivi, con la conseguente progressiva separazione tra sistemi di produzione e sistemi di consumo. L’idea è di contrastare questa logica cercando  un riavvicinamento, un accorciamento delle distanze- fisiche, sociali, culturali, economiche.
L’esperienza dei mercati dei produttori trova espressione in una grande varietà di iniziative a livello locale avviate, in un primo momento, per iniziativa di gruppi di piccoli produttori ma che hanno successivamente visto coinvolti anche altri soggetti; amministratori locali, soggetti pubblici responsabili delle politiche di sviluppo rurale, organizzazioni professionali agricole, organizzazioni e movimenti sociali.

La storia dei mercati contadini ha radici che risalgono agli inizi degli anni ’70, quando in diversi paesi occidentali nel quadro del movimento di ritorno alla terra, si sono fatte strade la rivendicazione e la ricerca di vie alternative allo sviluppo dominante del sistema agro-alimentare al fine di consentire la sopravvivenza di forme diverse di agricoltura.
È in tale ambito, spesso all’interno di reti ibride di cultura contadina e di cultura urbana, che hanno preso vita le prime esperienze di vendita diretta in forma collettiva promosse dai produttori.

In alcuni casi si è trattato di esperienze nuove, ma in molti altri sono state rivitalizzate modalità tradizionali di vendita, di fatto mai venute meno ma fortemente marginalizzate nel corso dei processi di modernizzazione.

È comunque con gli anni ’90 che queste esperienze hanno cominciato a moltiplicarsi e a costituire un fenomeno diffuso di circuito alternativo ai sistemi dominanti di produzione-consumo.

Un fenomeno che a partire dal decennio attuale ha assunto intensissimi  ritmi di crescita, favorito da una sensibilità crescente dal lato della domanda e da un contesto istituzionale in molti casi favorevole.

In America nel 2000 i Farmers’ Market erano 2863, questo dimostra l’importanza che il fenomeno aveva assunto nel giro di pochi anni: già allora si stimava che 66700 agricoltori vendessero direttamente le proprie produzioni a 2.760.000 consumatori ogni settimana, con un volume di affari di 888 milioni di dollari. E sono dati che certamente sono cresciuti con il passare degli anni.

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