Con semplici accorgimenti nella spesa e nel consumo degli alimenti ogni famiglia italiana può quindi contribuire a ridurre i consumi di petrolio e le emissioni di gas ad effetto serra dell’equivalente di duemila chilogrammi di CO2 all’anno per contribuire personalmente a raggiungere gli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto e a fermare gli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici. E’ quanto afferma la Coldiretti che in occasione dell’Earth Day ha presentato “Clima: istruzioni per l’uso”, il primo decalogo Made in Italy per consumi sostenibili dal punto di vista climatico ed ambientale:
- Preferire l’acquisto di prodotti locali che non devono subire lunghi trasporti con mezzi inquinanti;
- Scegliere frutta e verdura di stagione che non consumano energia per la conservazione;
- Ridurre le intermediazioni fino a fare acquisti direttamente dal produttore per evitare passaggi di mano del prodotto che spesso significano inutili trasporti;
- Privilegiare i prodotti sfusi che non consumano imballaggi;
- Acquistare confezioni formato famiglia rispetto a quelle monodose per ridurre il consumo di imballaggi per quantità di cibo consumato;
- Fare acquisti di gruppo (anche in condominio) per ridurre i consumi di energia nei trasporti per fare la spesa;
- Riutilizzare le borse per la spesa e servirsi di quelle fatte con materiali biodegradabili di origine agricola nazionale o di tela invece di quelle in plastica;
- Ottimizzare l’energia consumata nella preparazione e conservazione dei cibi con pentole e frigoriferi a basso impatto;
- Evitare diutilizzare piatti e bicchieri di plastica che consumano energia e inquinano l’ambiente;
- Fare la raccolta differenziata per consentire il recupero di energia dai rifiuti prodotti.
Sergio Marini (presidente nazionale Coldiretti) sottolinea che sul piano operativo ha avviato in Italia una serie di iniziative per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto eco-sostenibili: dall’introduzione dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza dei cibi in vendita alla disponibilità di spazi adeguati nella distribuzione commerciale dove poter acquistare alimenti locali, dall’offerta di prodotti sfusi come il latte venduto nelle milk machine alla presenza di prodotti regionali in mense scolastiche ed ospedaliere, dalla promozione della vendita diretta degli agricoltori e dei farmers’ market all’inaugurazione della prima rete di locali di ristorazione a “chilometri zero”.


